Traces of Complexity

Studi in onore di Armando De Guio | Studies in honour of Armando De Guio

A cura di Luigi Magnini, Cinzia Bettineschi, Laura Burigana

Monografie
2021, 576 pp., 343 a colori e in bianco e nero
Brossura filo refe, A4
ISBN: 9788899547523

€ 64,00 - Novità
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Sinossi

Questa raccolta di scritti nasce come omaggio ad Armando De Guio in occasione del ritiro dall'attività accademica. Il suo entusiasmo e la sua mente brillante hanno contribuito ad aprire la strada verso spazi e tempi inesplorati, anticipando talvolta di interi decenni le direzioni metodologiche applicative della ricerca archeologica a livello nazionale e internazionale. Sulle sue tracce - multiformi, a volte complesse, ma sempre illuminanti - gli autori di questo volume hanno costruito i loro contributi quali segno tangibile di stima, affetto e gratitudine a una figura che è stata, e continua a essere, un punto di riferimento del panorama archeologico italiano.

Allegati
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Autori

Mara Migliavacca
Mara Migliavacca lavora presso il Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona come senior researcher. È membro dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e dell’Accordia Research Centre dell’University College di Londra. Ha vinto due borse di studio CNR_NATO per la tecnologia dei beni culturali presso il Queen Mary & Westfield College (Londra); la borsa ACE all’Institute of Archaeology (Londra); la borsa European Community Training and Mobility of Researchers Grant all’ Istituto Politecnico de Tomar (Portogallo). È archeologa pre-protostorica, si occupa in particolar modo delle età del Bronzo e del Ferro. I suoi studi si sono diretti verso la ricostruzione dell'uso del territorio nel mondo antico, con attenzione particolare all'archeologia della pastorizia e agli insediamenti stagionali, specie di area montana, dove negli ultimi anni sta studiando l'archeologia delle aree minerarie. Ha dedicato uno studio specifico alle strutture insediative dell'età del Ferro in area alpina, e ha co-diretto e dirige progetti di ricerca di superficie e scavo in area montana e pedemontana veneta. Ha collaborato con chimici e agrari per lo studio delle tracce chimiche lasciate nei paleosuoli. Si occupa di paesaggi di potere, specie della formazione delle prime entità proto-statali. Ha fatto parte di progetti operanti a Creta, Gran Bretagna, Portogallo, Svizzera; si occupa anche di archeologia pubblica, con attenzione alla valorizzazione dei siti indagati.

Gian Pietro Brogiolo
Formazione interdisciplinare tra archeologia, storia e architetture presso le Università di Padova (laurea in storia nel 1968 con Carlo Guido Mor), Cattolica di Milano (perfezionamento in archeologia medievale nel 1974 con Michelangelo Cagiano de Azevedo), gruppi acheologici locali. Sette principali linee di ricerca tra progetti e approfondimenti teorici:

  • edizioni di fonti (tra cui Statuti del XV secolo di Polpenazze e Manerba nel 1973);
  • trasformazione delle campagne dalla protostoria all’età moderna tra: “archeologia globale” (territorio di Salò, anni ’70) , “archeologia della complessità” (progetto Alto Garda, 1998-2005), “archeologia dei paesaggi” (progetto APSAT, 2008-2013), “archeologia delle comunità rurali” e della sostenibilità (dal 2014);
  • città dal tardo antico al basso medioevo (Brescia 1980-1992; Padova 2007-2012);
  • castelli di prima e seconda generazione (Rocca di Manerba 1971-2009, Castelseprio-Torba 1977-2019, Monte Barro 1986-1997, Monselice 1989-1996, Garda 1998-2003);
  • chiese del primo millennio (con scavi di una ventina di chiese e codirezione, dal 1981, del Corpus Architecturae Religiosae Europeae);
  • archeologia delle architetture;
  • archeologia pubblica (dagli anni ’70), tra ricerca, tutela e divulgazione nelle successive vesti di archeologo volontario, funzionario, docente.

È stato team leader in numerosi progetti nazionali ed europei (tra cui Transformation of the Roman World e Charlemagne. The Making of Europe, 1998-2000, Memola 2014-2017), co-curatore di alcune mostre (tra cui tre sui Longobardi a Brescia 2000, Torino 2007, Pavia-Napoli-San Pietroburgo 2007), co-fondatore della Società degli Archeologi Medievisti Italiani della quale è stato presidente per due mandati (2004-2011). È autore di oltre 500 pubblicazioni. Già docente nella scuole medie (1967-1980), ispettore della Soprintendenza archeologica della Lombardia (1980-1985), libero professionista (1985-1992), professore di Archeologia Medievale nelle università di Siena e Padova (1992-2016), è attualmente archeologo volontario e co-direttore delle riviste "European Journal of PostClassical Archaeologies", "Archeologia Medievale", "Archeologia dell'Architettura" e delle collane "Documenti di Archeologia" e "Progetti di Archeologia", membro del comitato scientifico in altre riviste, socio degli Atenei di Brescia e Salò, accademico corrispondente dell’Acadèmia de Bones Lletres de Barcellona.

Alexandra Chavarria Arnau
Alexandra Chavarria Arnau è professore di Archeologia Medievale presso l'Università degli Studi di Padova, dove sviluppa ricerche relative al periodo tardoantico e altomedievale (insediamenti, chiese e cimiteri principalmente). Ha guidato progetti innovativi riguardanti lo studio archeologico di centri urbani medievali (es. Monselice-PD e il progetto ARMEP pubblicato nel volume 'Padova: Architetture medievali') e importanti scavi in Italia (Torba-Castelseprio - VA, Battistero del Duomo di Padova, Limone sul Garda, Maguzzano - BS, Campagna Lupia - PD). È una figura di spicco in Italia anche per le metodologie riguardanti i progetti di ricerca partecipata soprattutto in rapporto allo studio e la valorizzazione dei paesaggi storici. La sua formazione in Spagna, Germania e Italia le ha dato l'opportunità di sperimentare diversi ambienti di ricerca e quindi di stabilire forti legami scientifici in diversi paesi. Ha fondato nel 2011 ed è coeditore di una delle principali riviste della sua disciplina "European Journal of Post-Classical Archaeologies". Molte delle sue pubblicazioni ('Archeologia Post-Classica', 'Archeologia delle Chiese dalle origini all'anno Mille', 'Aristocrazie e campagne da Costantino a Carlo Magno'), sono attualmente utilizzate nei corsi di molte Università italiane.

Diego E. Angelucci
Diego E. Angelucci (Bergamo, 1965), geoarcheologo, Dottore di Ricerca, è professore di Metodologie della ricerca archeologica all'Università di Trento, dove è arrivato per chiamata diretta nel 2009 dopo anni trascorsi all'estero come ricercatore presso la URV (Catalogna), lo IPA (Instituto Português de Arqueologia, Portogallo) e il CENIEH (Centro Nacional de Investigación sobre la Evolución Humana, Spagna). A Trento è stato inoltre Coordinatore del Dottorato Culture d'Europa. Ambiente, spazi, storie, arti, idee. Le sue attività di ricerca riguardano la stratigrafia e i processi di formazione del record archeologico, la micromorfologia archeologica, l’archeologia degli ambienti montani e del Paleo-Mesolitico europeo. Ha preso parte, come direttore o ricercatore, a programmi di ricerca in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Oman; attualmente è coinvolto in progetti sulla transizione Paleolitico Medio-Superiore della Penisola Iberica e sullo sfruttamento delle montagne alpine a fini pastorali. Autore di circa duecento contributi scientifici (tra questi una trentina di articoli in riviste internazionali peer-reviewed) e divulgativi e revisore per riviste, case editrici e istituzioni nazionali e internazionali, ha diretto decine di tesi di ambito archeologico e tenuto seminari e conferenze (anche divulgative) in più Paesi; organizza annualmente Archeodays – incontro di archeologia all'Università di Trento.

Fotografia di Romano Magrone. ORCID: 0000-0001-7411-261X Publons ID: K-6699-2014