Castelseprio e Torba

Sintesi delle ricerche e aggiornamenti

A cura di Paola Marina De Marchi


2013, 746 pp., 721 a colori e b/n
Brossura, A4
ISBN: 9788887115840

€ 92,00
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Sinossi

Il primo obiettivo di questo volume, che raccoglie una sintesi delle ricerche finora condotte sull’intera area del complesso Castelseprio-Torba, limitatamente all’arco temporale posto tra tardo antico ed età borromaica, è consistito nel ricondurre ad unità tutti i dati noti su scavi, indagini archeologiche, testimonianze della cultura materiale, fortificazioni, strutture di servizio (strade, cisterne, pozzi e attività manifatturiere) ed edifici abitativi e di culto, comprensivi degli apparati decorativi conservati nella loro collocazione originaria (S. Maria foris portas, torre di Torba), o recuperati tra i materiali in deposito. In questa logica si è anche inteso proporre una visione “globale” del sito, secondando il dossier e il piano di gestione redatti in occasione della candidatura a bene Patrimonio dell’Umanità UNESCO, che hanno concepito le tre unità del castrum, del borgo con S. Maria foris portas, dell’area fortificata e poi monastica della torre di Torba, come un’unità strutturale e sistemica nel rispetto della storia di un insediamento che ha vissuto sviluppi differenti e svolto funzioni diverse nel corso del tempo.

Allegati
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Autori

Paola Marina De Marchi
P. Marina De Marchi, medievista, ha studiato e pubblicato in particolare manufatti longobardi ed altomedievali e i loro contesti anche a scala territoriale e organizzazione sociale, collaborando quindi con numerosi musei lombardi e università (Milano, Brescia, Bergamo, Varese, Arsago Seprio, Padova), affiancandosi inoltre a numerosi scavi riguardanti contesti cimiteriali (Leno, Pava, Monselice, Montichiari), castellani (Monte Barro, Castelseprio), di edifici di culto (Noli, Castelseprio, Torba). Ha partecipato alla organizzazione di mostre dedicate ai Longobardi, tra queste I Longobardi in Lombardia (1978), Il futuro dei Longobardi (Brescia, 2001), Bizantini, Croati e Carolingi. Alba e tramonto di regni e imperi (Brescia, 2002). Ha partecipato a numerosi seminari e convegni. Da sola o in collaborazione con altri studiosi ha curato, tra le altre, le pubblicazioni: Castelseprio e Torba. Storia delle ricerche e aggiornamenti (Mantova, SAP 2013), con M. Palazzo, La Basiica di Santa Maria Maggiore di Lomello: l’architettura e il ciclo decorativo in stucco (Firenze, Edifir, MiBACT, 2014), Più recentemente con G.P. Brogiolo, I Longobardi a nord di Milano. Centri di potere tra Adda e Ticino, IV Incontro per l’Archeologia barbarica 4, Cairate (Varese), (Mantova Sap 2020). E’ stata conservatore al Civico Museo Archeologico di Milano, ha diretto i Musei di Varese, ed infine ha diretto e gestito l’area archeologica di Castelseprio, portandola al riconoscimento di sito Patrimonio dell’Umanità-UNESCO.

Maurizio Marinato
Maurizio Marinato è un postdoc presso l’Università degli Studi di Padova, dove ha conseguito il dottorato di ricerca (Doctor Europaeus). I suoi interessi scientifici comprendono l’archeologia medievale e la bioarcheologia, in particolare lo studio dei contesti cimiteriali. Ha effettuato differenti analisi del materiale scheletrico di cimiteri medievali per la ricostruzione della ritualità, il profilo biologico, lo stato di salute e l’alimentazione (tramite lo studio degli isotopi stabili) dei segmenti di popolazione in esame. Ha un’esperienza pluriennale negli scavi archeologici, sia in Italia che all’estero, in cui ha ricoperto ruoli di gestione di cantiere e di antropologo da campo.

Gian Pietro Brogiolo
Formazione interdisciplinare tra archeologia, storia e architetture presso le Università di Padova (laurea in storia nel 1968 con Carlo Guido Mor), Cattolica di Milano (perfezionamento in archeologia medievale nel 1974 con Michelangelo Cagiano de Azevedo), gruppi acheologici locali. Sette principali linee di ricerca tra progetti e approfondimenti teorici:

  • edizioni di fonti (tra cui Statuti del XV secolo di Polpenazze e Manerba nel 1973);
  • trasformazione delle campagne dalla protostoria all’età moderna tra: “archeologia globale” (territorio di Salò, anni ’70) , “archeologia della complessità” (progetto Alto Garda, 1998-2005), “archeologia dei paesaggi” (progetto APSAT, 2008-2013), “archeologia delle comunità rurali” e della sostenibilità (dal 2014);
  • città dal tardo antico al basso medioevo (Brescia 1980-1992; Padova 2007-2012);
  • castelli di prima e seconda generazione (Rocca di Manerba 1971-2009, Castelseprio-Torba 1977-2019, Monte Barro 1986-1997, Monselice 1989-1996, Garda 1998-2003);
  • chiese del primo millennio (con scavi di una ventina di chiese e codirezione, dal 1981, del Corpus Architecturae Religiosae Europeae);
  • archeologia delle architetture;
  • archeologia pubblica (dagli anni ’70), tra ricerca, tutela e divulgazione nelle successive vesti di archeologo volontario, funzionario, docente.

È stato team leader in numerosi progetti nazionali ed europei (tra cui Transformation of the Roman World e Charlemagne. The Making of Europe, 1998-2000, Memola 2014-2017), co-curatore di alcune mostre (tra cui tre sui Longobardi a Brescia 2000, Torino 2007, Pavia-Napoli-San Pietroburgo 2007), co-fondatore della Società degli Archeologi Medievisti Italiani della quale è stato presidente per due mandati (2004-2011). È autore di oltre 500 pubblicazioni. Già docente nella scuole medie (1967-1980), ispettore della Soprintendenza archeologica della Lombardia (1980-1985), libero professionista (1985-1992), professore di Archeologia Medievale nelle università di Siena e Padova (1992-2016), è attualmente archeologo volontario e co-direttore delle riviste "European Journal of PostClassical Archaeologies", "Archeologia Medievale", "Archeologia dell'Architettura" e delle collane "Documenti di Archeologia" e "Progetti di Archeologia", membro del comitato scientifico in altre riviste, socio degli Atenei di Brescia e Salò, accademico corrispondente dell’Acadèmia de Bones Lletres de Barcellona.

Vincenzo Gheroldi
Vincenzo Gheroldi, si occupa prevalentemente di ricerche storico-tecniche e di indagini diagnostiche su opere d’arte databili fra la tarda antichità e l’età moderna. Nell’ambito degli studi su contesti alto-medievali, ha condotto esami stratigrafici, indagini sui materiali costitutivi e ricostruzioni delle tecniche di esecuzione delle finiture aniconiche e dei dipinti murali di diversi monumenti, fra i quali l’Ipogeo di Santa Maria in Stelle, San Salvatore a Brescia, il Tempietto di Cividale, la chiesa di Santa Maria foris portas di Castelseprio, il complesso di Torba, la Cripta di Epifanio a San Vincenzo al Volturno, la Chiesa di Sant’Ambrogio a Montecorvino Rovella, l’abside settentrionale di San Zeno a Verona, il complesso di Santa Maria d’Olearia a Maiori. È referente del gruppo di ricerca “Kos-Arteindagine” e membro del Comitato scientifico della collana “Archeologia barbarica”. Ha insegnato Storia delle tecniche artistiche nelle Università di Bologna, Ravenna, Fermo-Macerata, Verona, e attualmente è docente di Scienza e tecnica del restauro alla Scuola di Specializzazione dell’Università di Bologna.